Il 7 agosto 2025 OpenAI ha lanciato GPT‑5, il nuovo modello di ChatGPT che promette capacità multimodali avanzate, ragionamento profondo e configurazione automatica. Dopo l’uscita di GPT-4.1 solo pochi mesi prima, questa nuova release conferma la rapidità con cui i modelli si susseguono e pone una domanda inevitabile: quanto possiamo ancora aspettarci un salto rivoluzionario e quanto, invece, solo piccoli perfezionamenti?
Dopo un periodo di test, siamo pronti per parlarne in questo articolo, andando ad analizzare pregi e difetti rispetto alla versione precedente.
Cosa porta di nuovo GPT-5
GPT-5 nasce con l’obiettivo di ampliare le capacità multimodali già viste in GPT-4o. Oggi il modello può analizzare testo, immagini, audio e persino video in un unico flusso di conversazione, permettendo interazioni sempre più naturali.
Un’altra differenza importante riguarda la memoria e la gestione del contesto: la finestra contestuale si estende fino a 400.000 token nelle API, il che significa poter gestire documenti enormi o conversazioni molto lunghe senza perdere coerenza.
Altra novità significativa è la funzione di router automatico: il modello è in grado di scegliere autonomamente se lavorare in modalità “Fast”, “Auto” o “Thinking”, adattandosi alla complessità della richiesta. In questo modo, per l’utente finale l’esperienza diventa più semplice: non serve decidere come impostare il modello, ci pensa lui.
Sul piano delle prestazioni, GPT-5 mostra maggiore accuratezza, soprattutto in ambiti delicati come la salute, la matematica e il codice. Diversi benchmark interni indicano anche una riduzione significativa delle cosiddette “allucinazioni”, ossia risposte scorrette o inventate.
Non mancano poi le possibilità di personalizzazione, con stili conversazionali adattabili e profili configurabili, pensati per chi desidera un assistente digitale davvero su misura.
Pregi ma anche difetti
Nonostante questi miglioramenti, GPT-5 non è stato accolto con entusiasmo unanime. Molti utenti parlano di un aggiornamento “evolutivo, non rivoluzionario”, percependo il salto rispetto a GPT-4 più come un affilamento tecnico che come una svolta radicale.
C’è poi un tema di esperienza d’uso: alcuni affezionati alla versione GPT-4o raccontano che il nuovo modello appare più “freddo”, meno spontaneo e meno coinvolgente dal punto di vista emotivo. A questo si aggiunge la gestione non sempre lineare del rollout: la rimozione improvvisa di vecchi modelli, in particolare di GPT-4o, ha suscitato un forte malcontento nella community. OpenAI ha dovuto rassicurare gli utenti promettendo di non ripetere più un taglio così brusco e di mantenere più a lungo l’accesso ai modelli precedenti.
Anche sul piano tecnico, alcuni professionisti hanno lamentato bug, lentezze e interruzioni nei workflow consolidati. Non tutti, insomma, hanno vissuto GPT-5 come un upgrade immediatamente positivo.
Un ritmo sempre più veloce
Se c’è una cosa che colpisce, è la velocità con cui OpenAI continua a rilasciare nuovi modelli. Nel giro di pochi mesi siamo passati da GPT-4.1 a GPT-5, con aggiornamenti sempre più ravvicinati. Questo ritmo da un lato testimonia un’accelerazione straordinaria nell’innovazione, dall’altro solleva dubbi: stiamo assistendo a un miglioramento continuo e costante, o stiamo entrando in una fase di rendimento decrescente, dove i grandi “effetti wow” lasciano spazio a piccoli affinamenti tecnici?
Guardando avanti, è probabile che non assisteremo a salti generazionali improvvisi, ma a un percorso di specializzazione. L’intelligenza artificiale potrebbe diventare sempre più modulare, con agenti autonomi dedicati a compiti specifici e modelli multimodali in grado di apprendere e aggiornarsi in tempo reale.
GPT-5 rappresenta quindi una tappa importante: un modello più preciso, più potente e più flessibile di GPT-4, ma non privo di limiti. È un’evoluzione che ci avvicina a un’IA sempre più integrata nella nostra quotidianità, ma che al tempo stesso ci ricorda quanto sia complesso trovare l’equilibrio tra innovazione, stabilità e “umanità” nelle risposte.
Nonostante i suoi limiti, ChatGPT-5 si conferma un alleato prezioso – attenzione, non un sostituto – per chi lavora nel digitale e nel marketing. Le sue capacità di ragionamento più raffinate consentono di ottenere analisi più attendibili e informazioni aggiornate, utili a supportare decisioni e strategie.
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